Chi fu Pablo Escobar
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L’epoca di Pablo Escobar: il periodo buio della Colombia

Essendo una patita di serie tv, doveva capitare che prima o poi cedessi al fascino di Netflix e che, amando molto la storia, mi lasciassi trascinare nella visione di Narcos, che racconta dei peggiori narcotrafficanti colombiani.

Le prime due stagioni mi sono piaciute moltissimo e ora, sono in trepida attesa, visto che ne è stata annunciata una terza.

Mi ha molto coinvolto la storia di Pablo Escobar, questo ragazzo nato povero che riuscì a tenere sotto scacco la Colombia, una nazione intera, arricchendosi con il traffico di cocaina.

Ovviamente, la serie tv è molto romanzata e “americana”, quindi ho deciso di non fermarmi lì e di guardare, sempre su Netflix, anche “Pablo Escobar, el patron del mal”.

Una produzione colombiana della Caracol. Una sola stagione, di ben 74 episodi, tratta molti dettagli dalla sua infanzia fino alla morte. Anche qui però viene sottolineato che non è strettamente storica. In questo caso si vedono poco gli americani e quasi tutto ciò che accade è merito dei colombiani.

Ammetto la mia ignoranza su quel periodo storico. Conoscevo Pablo Escobar dalla sua fama e qualche volta mi era capitato di leggere qualche episodio della sua vita, ma arrivata a questo punto volevo saperne di più.

L’introduzione della serie colombiana è appunto:

Chi non conosce la sua storia, è condannato a ripeterla.

Pablo Escobar: dalle serie tv alla scoperta degli eventi storici

Chi fu Pablo Escobar

Negli anni ’60, Medellin era un paesino della provincia colombiana molto tranquillo. Era un paese pastorale, fatto di case realizzate in palma e dove la gente si accontentava di poco. Era un luogo anacronistico.

Nonostante ciò, però, mostrava già dei segni di insofferenza perché le strutture di potere si basavano sull’elitarismo e sull’esclusione. Tutti erano cattolici e politicamente non esistevano sfumature, o stavi in un partito o nell’altro.

Si viveva in una bolla, credendo di essere in una nazione prospera, ricca e colta, che stava progredendo. Ma questa non fu mai la realtà.

Tutto cambiò tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando iniziarono ad apparire personaggi strani, che all’inizio sembravano contrabbandieri, ma che non potevano essere solo quello, perché molto ricchi.

Le primissime volte che la gente sentì parlare di Pablo Escobar, le notizie raccontavano di un signore molto ricco, che metteva in palio o regalava macchine durante le feste sfarzose che organizzava, nelle quali invitava anche politici e gente famosa; che teneva manifestazioni e aiutava i quartieri poveri.

In questo scenario, poche persone potevano presagire ciò che poi, in realtà, sarebbe accaduto.

La Colombia degli anni ’80 era una nazione con uno Stato terribilmente debole, in cui non c’era giustizia e il grado di impunità era altissimo.
Il modo in cui il potere dei cartelli crebbe, cullandosi nella negazione del Paese nel riconoscerlo come un problema, fu quasi irreale.

Iniziarono così a formarsi gruppi, la cui unica attività per poter uscire dalla povertà e diventare ricchi da un giorno all’altro era la droga, producendo pasta basica di cocaina nelle campagne, che poi, Los Màgicos, trasformavano in cocaina cristallina.

All’epoca, in Colombia, veniva raffinato il 75% della cocaina che entrava poi negli Stati Uniti e secondo alcuni calcoli delle autorità, la produzione annua era di 360 tonnellate e il guadagno dei trafficanti oscillava tra 1 e 6 miliardi di dollari.

La gente definiva Los Màgicos, le persone che, come per magia, da un momento all’altro passavano dal vivere a Manrique (quartiere povero), prendere l’autobus e indossare t-shirt, a possedere auto di lusso, vivere in appartamenti a El Poblado con piscina all’interno e ad ottenere le ragazze più belle.

La cosa paradossale era che queste figure erano talmente surreali e bizzarre, ma allo stesso tempo affascinanti, che quando le incontravi non riuscivi a dimenticartene. Dovevi assolutamente scoprire come avevano ottenuto tutto quel potere.

I primi segnali di smacco al potere

Pablo Escobar, Carlos Lehder e gli Ochoa furono i primi a volere gruppi di autodifesa.

Iniziarono con il MAS – Morte Ai Sequestratori, fondato l’11 novembre 1981 da Jorge Luis Ochoa Vàsquez, che si potrebbe definire il padre del terrorismo in Colombia, così come il MAS è a tutti gli effetti il padre del paramilitarismo odierno.

Fu fondato quando venne sequestrata Martha Nives Ochoa: Pablo Escobar mise le armi e Jorge Luis Ochoa il denaro.

Com’era nel loro stile, quando lanciarono il gruppo, lo fecero pubblicamente con un colpo pubblicitario in piena regola: un aereo distribuiva volantini su Cali, annunciando “Morte ai Sequestratori”:

I sequestratori verranno impiccati agli alberi, e, se non loro, saranno i loro amici e i loro familiari.

Escobar, Lehder e gli Ochoa strinsero un’alleanza di fatto perché avevano nemici in comune: la guerriglia, inizialmente, e poi, i difensori dei diritti umani, i giornalisti, i poliziotti onesti, i politici o chiunque mettesse loro i bastoni tra le ruote.

Purtroppo non c’è niente di peggio dell’indifferenza di fronte ad un problema di ordine pubblico e la Colombia arrivò al punto, ignorandolo, evitandolo, non pensandoci, di far acquisire a questi uomini un potere militare immenso.

Il MAS assassinò più di 100 persone e prese in ostaggio i membri dell’M-19. Ottennero così la liberazione di Martha Ochoa, il 17 febbraio 1982 e il cartello di Medellin dimostrò il suo potere.

Si sapeva che Pablo Escobar fosse legato al narcotraffico, ma non potevano provarlo. Non c’erano prove o testimonianze.

Lui, però, si pavoneggiava perché frequentava il congresso ed era un sostituto della Camera dei Rappresentanti, quindi a poco a poco si iniziò ad indagare su di lui e a scoprire la sua storia.

All’inizio nessuno comprese la gravità della situazione. Quando l’élite di Bogotà scoprì che c’era un provinciale che vendeva questo narcotico con il quale si stava arricchendo, sorrise. Lo chiamavano arrampicatore sociale, ma non davano peso al problema.

Quanto sbagliavano! Per quanto riguarda i narcotici, non c’è mai stato nessun narcotrafficante, nella storia, che si sia avvicinato alla figura di Pablo Escobar. Lui fu uno su un milione. Assicurava in ogni intervista che il suo denaro era frutto di investimenti nell’edilizia e nel bestiame e non si riusciva a provare il contrario.

Medellin venne totalmente corrotta dal narcotraffico e gli industriali erano costretti a vendere le proprie aziende fallite, così che i trafficanti di droga potessero riciclare il loro denaro sporco.

Pablo Escobar e l’economia colombiana

Questi personaggi erano venerati dalla persone e quindi pensarono di avere il diritto di essere il veri leader del Paese,  credendo (e forse non sbagliavano all’epoca) di essere il motore dell’economia colombiana.

I partiti politici litigavano per accaparrarsi Escobar da lanciare come candidato del congresso, e quasi tutte le sere c’era un cocktail party in suo onore. Non solo si fingeva di non vedere il problema, ma si arrivò ad esserne complici.

Inoltre, il cartello di Medellin iniziò a costruire case nei quartieri poveri costituendo una specie di associazione per “Medellin sin Tugurius”.

Da qui nacque l’immagine di Escobar come un moderno Robin Hood, che si preoccupava delle condizioni della gente povera e costruiva un intero quartiere, alleandosi con un prete e un vescovo.

Il denaro sporco, donato dai narcotrafficanti, passava attraverso la cassetta delle donazioni e veniva così ripulito e riciclato per costruirne case.

Quando il male fa azioni di bontà apparente, rende tutto più difficile, perché la gente pensa: “certo, commette errori perché vende cocaina agli americani, che però la chiedono, ma a noi fa del bene. Quindi che male c’è?”

Praticamente Pablo Escobar fu l’inventore della tattica del narco-populismo.

Lui, gli Ochoa e tutti coloro che avevano fondato Medellin sin Tugurius avevano avuto un’idea geniale: combinare il politico con il sociale e lo sport, associando la costruzione di un quartiere senza baracche ad una raccolta fondi che vedeva unirsi alla causa l’Atlético Nacional e il Deportivo Independiente de Medellin.

La forza di Pablo Escobar, al di là del narcotraffico, erano i discorsi. Aveva una comunicazione potente, che aveva impatto sia sulla gente che sul potere politico.

Voleva essere l’uomo più ricco del mondo e chiunque si mettesse tra lui e questo obiettivo era automaticamente morto. D’altro canto, voleva anche un potere politico ridotto perciò decise di tentare di entrare nel congresso colombiano e questo fu l’errore più grande della sua vita.

Durante le campagne elettorali del 1982, i soldi della mafia furono essenziali per le elezioni presidenziali e parlamentari.

Un obiettivo del Presidente Betancourt era di eliminare l’estradizione.
A quei tempi non c’era il terrorismo, quindi perché estradare le persone negli Stati Uniti se il narcotraffico non stava danneggiando il Paese?

Carlos Lehder, membro del cartello di Medellin, in un’intervista spiegò in termini politici espliciti la situazione:

“La cocaina è la bomba atomica dell’America Latina, perché con la cocaina e la marijuana, che sono stimolanti deboli e col mercato che apparentemente sembra servire agli americani per funzionare, stanno nascendo i movimenti rivoluzionari latinoamericani.”

Fu come dire al governo colombiano, ma soprattutto a quello degli Stati Uniti, che loro avevano le loro armi per combattere e  vendicarsi di centinaia di secoli di sfruttamento dell’imperialismo americano.

El Espectador e la ricerca della verità

Quando il direttore del giornale l’El Spectador, Guillermo Cano, vide in tv che Pablo Escobar, gli Ochoa e Carlos Lehder stavano organizzando un foro contro l’estradizione nel congresso della Repubblica, si ricordò di aver visto una foto segnaletica di Escobar, che era stato in carcere per traffico di droga e così iniziò a fare delle ricerche.

Questa è la famosa storia della ricerca della sua fotografia del 1976, quando, effettivamente, era stato arrestato.

Una volta trovata, Guillermo Cano chiamò l’allora Ministro della Giustizia, Rodrigo Lara Bonilla, e gli spiegò cosa sarebbe stato pubblicato nel suo giornale il giorno dopo e il Ministro gli assicurò che avrebbe iniziato a lavorare sulla perdita di investitura al congresso di Escobar.

Questo fu il momento in cui le forze di quella guerra iniziarono a cambiare. Il Ministro Lara disse pubblicamente, scatenando l’ira di Escobar:

“Il Paese deve sapere la verità su certi capitalisti potenti, che credevano che il condono fiscale significasse perdonare certi reati commessi da loro stessi per ottenere le loro enormi fortune.”

La risposta di El Patron non si fece attendere e dichiarò:

“Voglio informare l’opinione pubblica che il Ministro della Giustizia ha 24 ore per presentare prove concrete a supporto delle sue accuse mosse ieri nella Camera dei Rappresentanti. Io cerco la pace e ho sempre voluto la pace.”

Quando il Ministro Lara Bonilla, senza saperlo, perché era ingenuo e non aveva abbastanza controllo delle sue finanze, ricevette un assegno dal trafficante, Evaristo Porras, Escobar lo usò contro di lui.

Realizzò, allora, che era una tattica perfetta per screditare, controllare e minacciare i politici.

Pablo Escobar rincarò la dose dicendo in una successiva intervista che il Ministro della Giustizia aveva mentito al Paese 5 volte:

  1. Quando aveva detto di non conoscere Evaristo Porras.
  2. Quando aveva detto di non aver ricevuto assegni da lui.
  3. Quando aveva detto che Escobar era il fondatore del MAS.
  4. Quando aveva detto che Escobar aveva precedenti penali negli Stati Uniti.
  5. Quando aveva detto che non si sarebbe dimesso.

Aggiungendo (come minaccia velata) che tutti avrebbero visto come sarebbe andata a finire.

Completamente disperato, il Ministro assunse un atteggiamento suicida, ma coraggioso, solo perché avrebbe preferito farsi ammazzare che far credere che si finanziasse con la droga.

Nel momento in cui Escobar perse la sua carica e venne rimosso dal congresso diventando un clandestino, sentì come se tutto ormai fosse una lotta personale tra lui e l’élite politica colombiana.

La sera del 30 aprile 1984, un uomo armato, in sella ad una motocicletta sparò con una mitragliatrice Ingram, assassinando il Ministro della Giustizia, Rodrigo Lara Bonilla.
La Colombia non ebbe dubbi sugli autori intellettuali del delitto.

Con questo assassinio, la Colombia ebbe l’opportunità nel 1984 di adottare una politica dura e di porre fine a ciò che il cartello di Medellin stava facendo. Ma non lo fece.

E fu un grande errore, perché diede un potere enorme ai narcotrafficanti dimostrando di essere una democrazia molto fragile.

Dopo la morte del ministro Lara Bonilla, il Paese si destabilizzò e la gente venne a conoscenza che il fenomeno non aveva solo interesse politico, ma avrebbe potuto creare una trasformazione sociale dell’intera nazione.

Guillermo Cano, direttore del giornale “El Espectador“, e la sua unità investigativa, capirono quanto si fosse di fronte ad un fenomeno senza precedenti nella storia della Colombia e decisero che la società dovesse sapere la verità.

Il momento cruciale che rese colpevoli i giornalisti della violenta guerra che si scatenò venne il giorno in cui El Espectador pubblicò la storia di Pablo Escobar.

Guillermo Cano si rese conto che quella volta avevano toccato un tasto importante perché le pressioni al giornale e alla sua redazione iniziarono immediatamente.

Gli altri mezzi di comunicazione informavano di ciò che stava accadendo, ma sempre in modo vago e poco attendibile. Inoltre non erano mai favorevoli o solidali con El Espectator.

Il giornale e Guillermo Cano combattevano da soli.

Fino al 1987, tutti, compresi i giornalisti, erano spaventati a morte. Perché in quell’anno cambiò tutto? Perché il cartello di Medellin fece ciò che nessuno si sarebbe mai immaginato: a dicembre, a Natale, uccisero Guillermo Cano!

Quello che accade a migliaia di colombiani quella sera, fu come se si fosse spenta una candela e il giorno dopo tutto era diverso.

Come Guillermo Cano stesso disse qualche giorno prima di morire, per rispondere ad una bambina che gli scriveva per dirgli che suo padre era scomparso nel nulla: “È un Natale nero!

Lo fu anche per tutti i suoi familiari e per la Colombia.

La lotta di Pablo Escobar contro l’estradizione

I narcotrafficanti usavano il loro denaro per finanziare crimini e commettere atrocità e il governo studiava varie alternative per estradarli negli Stati Uniti.

Virgilio Barco Vargas, presidente della Colombia dal 1986 al 1990, cercò, come primo scopo del suo mandato, di ristabilire l’estradizione che Betancourt aveva imposto, ma che la Corte Suprema aveva annullato nel 1986.

La prima difficile prova del Presidente Barco fu quando l’esercito fece prigioniero Lehder e lui emise un decreto che permise di estradarlo.

Pablo Escobar aveva giurato che se fosse stata fatta una sola estradizione avrebbe fatto saltare in aria il Paese con le autobombe.
Il primo annuncio de “Gli Extraditables” venne fatto nel 1986 e dichiarava guerra aperta allo stato.

I narcotrafficanti ora sono profughi. In segreto hanno creato il movimento chiamato “Los Extraditables” e il terrorismo indiscriminato sarà la loro nuova arma.

Quando nel 1984 avevano assassinato il ministro Rodrigo Lara Bonilla, Pablo Escobar aveva già riempito la città di Medellin di armi.

Nei quartieri popolari dovettero assumere molta manodopera di qualsiasi tipo: messaggeri che andavano e venivano, autisti, sicari.
Una grande società di esportazione, come il commercio di cocaina, richiedeva molte persone al suo servizio, specializzate soprattutto in omicidi.

A Medellin, nei barrios, i narcotrafficanti avevano a disposizione una base di poveri disoccupati che cercavano la loro identità nella comunità. Migliaia di giovani senza futuro, istruzione, lavoro, che assunsero l’identità di garanti, uomini armati, sicari, membri del cartello.

Avevano così un leader da adorare, perché Pablo Escobar aveva creato campi da calcio, installato l’elettricità e, da ciò che raccontava, li difendeva politicamente.

Pablo Escobar arrivava alle comunità con pistole Sig Sauer, fucili AUG 556, fucili R15 556, mitragliatrici lunghe, mini Uzi, mini Atlanta, mini Ingram, piantando così il seme della violenza a Medellin.

Era convinto che creando una guerra civile, il governo sarebbe arrivato a chiedergli una pace e si sarebbe potuto risolvere il problema dell’estradizione. Assassinarono giudici, magistrati, poliziotti, giornalisti e chiunque si mettesse tra loro e l’obiettivo finale.

Con il passare del tempo, lo stato colombiano si rese conto che Pablo Escobar era uno psicopatico con grandi capacità di fare del male, ma non un pazzo che non sapeva cosa stava facendo. Ogni sua mossa era assolutamente studiata secondo una strategia che venne definita narco-democrazia.

Il potere dei narcotrafficanti era tale che il governo ne fu completamente intimidito. Esistevano cariche pubbliche corrotte fino ai massimi livelli e la Colombia stava capitolando sotto le richieste dei narcotrafficanti.

La speranza di Carlo Luis Galàn e Cesar Gaviria

Un’eccezione fu Luis Carlos Galàn, che iniziò a mettere tutti in guardia sul potere che stava acquisendo la mafia e sulle loro intenzioni di mettere le mani sullo Stato.

Hanno sequestrato la volontà popolare manipolando e usando dei trucchi, sfruttando il dolore delle persone umili, investendo milioni di pesos che derivano dalle attività più disparate per manipolare il processo politico.
Hanno cercato di imprigionare la Colombia in una democrazia restrittiva, incompleta, artificiale, timida, che non si cura realmente degli interessi delle classi popolari. Contro tutto questo, noi ci batteremo!
Luis Carlos Galàn

L’Agenzia Antidroga degli Stati Uniti venne a conoscenza di Pablo Escobar nella seconda metà degli anni ’70, ma già nei primi anni ’80 lui era diventato il criminale numero uno al mondo.

Rappresentava la rottura di una società che distruggeva ogni principio e valore, che mostrava come ottenere denaro facile e che mandava un messaggio negativo al popolo colombiano. Un messaggio con cui la Colombia sta facendo i conti ancora oggi.

L’intera nazione era completamente in ginocchio.

Quando il cartello di Medellin assassinò Galàn e il magistrato Valencia, allora ci fu un risveglio delle coscienze e finalmente si creò una volontà collettiva di lottare contro questi uomini.

Cesar Gaviria, che divenne poi il presidente della Colombia, fu convinto dal figlio dell’assassinato Galàn a continuare la lotta politica e proseguire gli ideali del padre.

“Per favore, Dott. Gaviria salvi la Colombia!”, questa fu la sua frase conclusiva al discorso per il funerale di suo padre.

La campagna politica di Gaviria per le elezioni presidenziali iniziò con enormi difficoltà perché l’intimidazione della morte di Galàn era stata brutale.

Durante la prima manifestazione che si tenne a Barranquilla c’erano più soldati che persone ed era difficile fare una campagna in luoghi dove c’erano più armi che sguardi. Ma fu così che iniziarono.

Quello che la Colombia stava vivendo era terrificante e forse la gioventù di oggi non può rendersene realmente conto: la gente aveva paura addirittura di andare al supermercato.

Da un momento all’altro sarebbe potuta esplodere una bomba in qualsiasi punto, compresa Bogotà. E ce ne furono. Tante.

La guerriglia e i gruppi di autodifesa

Ad un certo punto, si iniziò a capire che il problema non era più solo tra Escobar e lo Stato, ma anche tra Escobar e tante altre persone che avevano potere nell’establishment politico e nella campagne.

Cominciarono ad acquistare terreni, con le buone o con le cattive.
Molti agricoltori della zona di Magdalena Medio denunciavano cadaveri che venivano fuori galleggiando dal torrente e nessuno sapeva chi fossero.

Fu l’origine di molti problemi di cui la Colombia soffre ancora oggi. Iniziarono gli spostamenti forzati e si strutturarono forze politico-militari che accrebbero un potere parallelo. Un secondo governo che agiva nell’ombra.  I gruppi di autodifesa erano pronti a combattere la loro guerra. Volevano vendetta!

Quando fu arrestato il colonnello Yair Klein, che per 45 anni aveva contrabbandato armi in Colombia, iniziarono le indagini e si scoprirono tutti questi eserciti privati creati a Magdalena Medio e le loro relazioni con dirigenti dell’esercito e politici.

Tutte queste informazioni pubblicate da El Espectador, portarono all’attentato con la bomba alla redazione del giornale.

Nei tre anni tra la morte di Guillermo Cano e l’esplosione, il Paese visse moltissimi avvenimenti, tra i quali gli assassinii dei candidati politici e si abituò a dire una certa frase. Ogni volta che veniva ucciso qualcuno o esplodeva una bomba, ogni volta che morivano civili o poliziotti, si diceva: “La Colombia ha toccato il fondo!

Ma il Paese non toccava mai realmente il fondo e continuavano a morire persone molto velocemente.

Sembra assurdo anche solo da pensare ma il cartello di Medellin uccise 3 candidati presidenziali: Carlos Pizarro, Bernardo Jaramillo e Luis Carlos Galàn.

Come sarebbe oggi la Colombia se non avessero ucciso così tanti leader politici, che avevano compreso la dimensione di quel mostro rappresentato dai narcotrafficanti?

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

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