Piccolo Principe Film
Cultura

Il Piccolo Principe: dal libro al film, la fantasia è essenziale

Provare a trasporre “Il Piccolo Principe”, il famosissimo libro di Antoine de Saint-Exupéry, in una pellicola cinematografica sembrava un’impresa impossibile.

Non avrei mai pensato di parlare di questo libro nel mio blog, né del suo film d’animazione, perché sono sempre stata convinta che questo capolavoro non si potesse recensire.

È un libro che va sentito nell’anima e che in ognuno può suscitare stati d’animo diversi.

È uno dei primi libri che ho letto, all’età di circa 8 anni, l’ho poi riletto in più occasioni (anche in lingua originale), ed ogni volta si è lasciato scoprire un po’ in più insegnandomi qualcosa di nuovo.

Piccolo Principe Film

 

Il Piccolo Principe: diverse chiavi di lettura

Il Piccolo Principe è stato scritto durante la Seconda Guerra Mondiale, tradotto in 253 lingue e ha tantissimi livelli di lettura che lo rendono accessibile a qualsiasi tipo di lettore e di età.

Può essere letto come un dialogo tra un adulto e un bambino (l’aviatore e il Piccolo Principe), dove si spiega e comprende che spesso la fantasia dei più piccoli non viene capita dai grandi, che crescono dimenticando di esser stati bambini.

Un altro livello di lettura è che, essendo il Piccolo Principe un alieno, si ha l’occasione, attraverso il suo punto di vista, di poter capovolgere il modo in cui di solito guardiamo le cose e le persone.

Altra chiave di lettura è l’addomesticamento della volpe, con la quale il Piccolo Principe instaura un legame che lo aiuta a maturare e comprendere gli errori nel rapporto con la rosa prediletta, amata, ma abbandonata.

Inoltre troviamo il serpente che rappresenta la crescita ma anche la morte come evento naturale e, ancora, la descrizione degli spazi, spesso luoghi dominati dalla solitudine, metafora degli anni della guerra.

Come dicevo all’inizio, però, ognuno può trovarci tantissime altre chiavi di lettura in base alla propria sensibilità.

Il Piccolo Principe, il film

Il Piccolo Principe

Ero curiosissima di vedere come fosse stato animato un capolavoro del genere, e ammetto che ero molto prevenuta. Per fortuna mi sono innamorata della pellicola tanto quanto del libro.

Il film d’animazione si svolge su due livelli ben distinti.

Da una parte c’è la bambina protagonista, con la sua vita programmata dalla madre, che conosce e fa amicizia con l’anziano aviatore, sviluppato con la tecnica d’Animazione 3D.

Dall’altra parte, invece, c’è il  racconto dell’aviatore da giovane, l’incontro con il Piccolo Principe e la storia delle sue avventure, rappresentato con la tecnica Stop Motion.

Questo metodo consente di riproporre e valorizzare, animandoli, i disegni di Saint-Exupéry che accompagnano il libro.

La mia fantasia che prende vita

Quando mi sono trovata sullo schermo, il “mio” Piccolo Principe, quello che fino ad oggi si animava solo nella mia fantasia, è stata un’emozione pazzesca.

Essere catapultata nella poesia delle illustrazioni di Saint-Exupéry e provare l’impressione viva dell’animarsi della volpe, della rosa, del re e di tutti i personaggi è stata pura magia.

Il doppiaggio in italiano non mi ha entusiasmato, invece, soprattutto per quanto riguarda la rosa (Micaela Ramazzotti) e la volpe (Stefano Accorsi).

Credo sia stato voluto il loro biascicamento languido, ma l’ho bocciato.

Per il resto, promuovo a pieno questo film d’animazione che è riuscito a rappresentare il messaggio che “non si vede bene che col cuore” e che la fantasia è essenziale nella vita.

E il Piccolo Principe che fine avrà fatto? Sarà morto? Sarà cresciuto? Avrà ritrovato la sua rosa? E la volpe?

Beh, leggi il libro e poi guarda il film per scoprirlo.

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

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