Cinema

Cinema: Lincoln – Il carisma di un uomo e di un uomo politico

Lincoln, storia di un grande uomo, di un grande presidente e di un grande narratore
Spielberg ci offre una pellicola tecnicamente grandiosa, americana, potente, con una sceneggiatura eccelsa, assolutamente memorabile, decisamente da Oscar

Lo ammetto: per apprezzarlo e per amarlo ho dovuto vedere due volte il film. 
La prima volta, in compagnia, l’ho trovato faticoso, specie nella prima parte dove mi sono presto persa nei colloqui politici, nel ritmo lento, cullata dalla voce doppiata benissimo di Abraham Lincoln, dai colori scuri, dalla ritmicità calma. 
Non fate il nostro stesso errore: abbiamo abbandonato prima del tempo l’attenzione e poi la sala, seriamente annoiate e confuse da quei primi venti minuti di immobilità apparente.  

La seconda volta, da sola, ho voluto capire come un film del genere potesse essere candidato a 12 Oscar. Non volevo che fosse solo, come molti ipotizzavano, per una stretta connessione alla politica americana di oggi, per una mera volontà propagandistica. Amo troppo Day Lewis e stimo troppo Spielberg. Ho resistito, son rimasta concentrata. 

Dopo la prima mezz’oretta la pellicola si accende e si accende perché c’è un dibattito, in aula, un dibattito che sarà il primo di diversi dibattiti, l’inizio di un nuovo inizio. 
Repubblicani e democratici si affrontano. Lincoln è stato eletto per la seconda volta ed osa proporre il famoso Tredicesimo Emendamento che abolisce la schiavitù negli Stati Uniti d’America riconoscendo l’uguaglianza legale (e non ancora razziale) di tutti i cittadini. 
È strano, ho visto ormai quasi tutte le pellicole candidate agli Oscar e mi sorprende come quest’anno più d’una torni sul ‘tema’. Il tema? Sì, la schiavitù, il razzismo

Spielberg tratta il ‘tema’ nel modo opposto a quanto fa Tarantino ed il confronto è davvero interessante.
La storia la conosciamo tutti, l’abbiamo studiata a scuola, forse non la ricordiamo troppo bene, non la ricordiamo nei dettagli, ma la conosciamo. 

La tremenda guerra di secessione, una guerra fratricida ed incredibilmente violenta e poi la statuaria icona di Abraham Lincoln e il suo coraggio politico. Lewis è MERAVIGLIOSO. La sua è un’interpretazione assolutamente da statuetta, da applauso e da inchino. Incredibile la somiglianza fisica, incredibili la forza recitativa, lo spessore, la passione nello sguardo, gli angoli del sorriso, la camminata, la gestualità. Un personaggio cinematografico eccelso. 
Siamo certi sia l’attore e non l’uomo? La sceneggiatura è un capolavoro. Spielberg ci mostra un Lincoln che sa raccontare, carismatico, convincente in ogni singola parola. E Lincoln è doppiamente convincente: è convincente per lo spettatore in quanto Lewis che interpreta magistralmente il presidente, e in quanto Lincoln personaggio all’interno della pellicola che ammalia chiunque lo ascolti con la sua grandiosa capacità di parlare, di narrare storielle. La sottile ironia del grande uomo, del genio politico ma anche la sensibilità dell’uomo. 

In tempi come questi viene un’immensa tristezza: figure di un tale spessore, di un tale coraggio, sono assenti, mancano. La mancanza di idee infetta la società, la mancanza di coraggio ancora più. Lincoln non è un santo: marito e padre di poche e sagge risposte, è pronto a comprarseli i voti per la causa che ritiene giusta, è pronto a sporcarsi le mani, a scendere in campo, a sacrificare vite per convincere il nemico che ‘la schiavitù è finita’, che è un concetto superato, che pochi passi dopo si proporrà il diritto di voto ai neri (all’inizio saranno solo intelligenti, istruiti e veterani), che lui cambierà il corso della storia, riunirà la grande nazione rendendola più giusta. 

Lincoln avrà l’enorme merito di comprendere la tempistica politica e di accettare il compromesso. Il popolo, stremato da una guerra micidiale, vuole una pace e Lincoln convince un’intera nazione, nazione divisa in due, che la pace è possibile solo se si elimina il problema che è la causa: la schiavitù dei neri. Lincoln capisce che non è ancora tempo di dire che i neri sono uguali ai bianchi (come un grandioso Tommy Lee Jones vorrebbe fosse detto) ma che si può fare il primo , enorme, rivoluzionario e storico passo, affermando che davanti alla legge non c’è distinzione razziale e che pertanto la schiavitù è condannata, abolita. 

Mary Todd Lincoln, interpretata da una mai deludente Sally Field,  ha ragione quando constata che suo marito passerà alla storia e che in futuro si capirà quanto sia stato difficile per lei, donna normale, stare al fianco di una tanto imponente personalità. 

Spielberg ha reso l’idea. Insomma, un film da vedere e da vedere con pazienza, senza arrendersi alle prime battute vinti da un cinema anti-tarantiniano e per altro lungo. 
Poca azione, nessuna musica incalzante, nessun nudo attraente. Solo l’interpretazione magistrale del protagonista, tutto il suo carisma di attore/personaggio, una sceneggiatura decisiva e un capitolo fondamentale della storia. 

A cura di
Amina Gaia Abdelouahab

Lincoln, the story of a great man, president and storyteller.
Spielberg directs a technically excellent, American, powerful, with an outstanding, Oscar-deserving screenplay.
I’ll admit that: I had to see the movie twice to appreciate it fully.
The first time – I wasn’t alone – I found it wearing: I got lost in the political dialogs of the  first half of the movie, in the slow rhythm; I fell in a sort of hypnotic trance for the well-dubbed voice of Abraham Lincoln, for the dark colors, the quiet pace.
Do not make our mistake: we’ve lost attention before time and then left the theater, really bored and confused by those first 20 minutes of illusory stagnation.

The second time, by myself, I had to understand how such a movie could be nominated for 12 Oscars. I couldn’t believe what many people pointed out that it was just a public relations coup, for the movie’s strong connection to recent American political history. I love Day Lewis and I admire Spielberg too much to believe so. I sat it out, stayed focused.

After the first half hour, a new energy is triggered by the first of a long series of court debates. A new beginning.
Republicans and democrats face each other. Lincoln is elected second term and dares proposing the well-known  Thirteen Amendment on the abolition of slavery, giving legal equality (not racial yet) to all citizens.
I already saw almost all the Oscar-nominated films and I’m surprised by the recurrence of the themes of slavery and racism.

Spielberg and Tarantino deal with these issues differently.
We studied this historical period at school, maybe we can’t remember every detail but we know it.

The setting is the horrible and incredibly violent Civil War; the protagonist is the brave political icon Abraham Lincoln. Day Lewis is outstanding, an award-deserving performance. The physical resemblance is incredible:  thanks to his powerful acting the passionate glancing, the smiling, walking and miming create an amazing character.
Is it the man or the actor? The screenplay is a masterpiece. Spielberg presents Lincoln as a persuading storyteller with charisma: Day Lewis masterfully plays the President and his character captivates the audience with his great oratory skill. He shows the subtle sarcasm of a great mind, his political wit and the man’s sensitiveness.

At times like this, profound personalities like Lincoln’s are hard to find. It is kind of sad. The lack of ideas is corrupting our society, but the lack of courage is much more dangerous. Lincoln is no saint: husband and father of little contribution and  wisdom, is prone to buying votes, ready to stand up getting his hands dirty and even sacrifice lives  for what he considers a just cause. He wants to convince his enemies that slavery is over, that it i’s an outdated construct; that the future is granting black people the right to vote (only veterans and educated at first); that he’ll change the history unifying the great Nation and making it more just.

Lincoln had the merit for understanding political timing and accepting compromises. Lincoln convinced the torn population – exhausted by a fatal war –  that peace is only possible with the elimination of  its cause, black slavery. He knew that saying that blacks and whites were the same (as the great character played by Tommy Lee Jones aspired to say) wasn’t proper, but a first revolutionary and historical step could be made by saying that there’s no racial distinction for the law. Therefore, slavery is condemned and abolished.

Mary Todd Lincoln, played by the always-remarkable Sally Field, is certain that her husband will go down in history: how hard can it be for an average woman to stand by such an important person?

Spielberg did the job. A movie to be seen with a handful of patience, never giving up to a long, Tarantino-unlike style.
Little action, no impelling music, no attractive nudity. Just the protagonist’s masterful performance, his actor/character charisma, the definitive screenplay and a capitol historical chapter.

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.