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Stefano Benni al 9° Festival delle Letterature dell’Adriatico a Pescara

Si tratterà di un percorso che porterà dai grandi autori nazionali ai talenti letterari locali – spiega lo scrittore Giovanni Di Iacovo, direttore del Festival – Abbiamo voluto un Festival aperto a tutta la città e a tutti i gusti, che possa promuovere la passione per la lettura e la scrittura in ogni sua forma. Un Festival che vuole essere per tutti e per tutte perché la cultura riguarda tutti e ci rende migliori e più liberi

Nel Festival delle Letterature i libri prendono vita – spiega Vincenzo D’Aquino, organizzatore del Festival – In soli 3 giorni oltre 100 artisti tra scrittori, musicisti, attori, poeti e pittori provenienti dal resto della regione e da tutta Italia saranno i protagonisti di circa 60 appuntamenti, dislocati in 10 location differenti nella città, in cui per la prima volta Pescara vecchia gioca un ruolo centrale
Questo è ciò che veniva detto alla conferenza stampa per la presentazione del Festival delle Letterature dell’Adriatico, giunto alla sua 9° edizione.
Il Festival è stato inaugurato, ieri sera, dall’intervento dello scrittore Stefano Benni, all’Auditorium “Leonardo Petruzzi” del Museo delle Genti d’Abruzzo.
La risposta del pubblico è stata un vero successo, la sala era piena e lo scrittore non si è risparmiato nel mettersi in gioco e nel condividere le emozioni, che l’hanno portato alla realizzazione del suo ultimo libro “La traccia dell’angelo”, edito da Sellerio.
E’ una storia intima, in cui il Benni ironico lascia spazio a quello più riflessivo, attraverso una trama forte e un ritmo alto, proponendo spunti di riflessione molto suggestivi. 
La trama: 24 dicembre 1955, nella casa dei nonni, odorosa di bosco tra candele e torroni, Morfeo festeggia il Natale. Ha otto anni e aspetta solo di scartare i regali. Poi improvviso l’incidente, una persiana lo colpisce alla testa, l’ospedale, il risveglio, la cura. Il piccolo Morfeo racconta di sé, le conseguenze di quell’evento fatale sul suo capo; nel trascorrere degli anni, tra diagnosi sbagliate, esami maldestri, dottori frettolosi è la medicina con le sue certezze e i suoi inganni a decidere del destino di Morfeo. A diagnosticare un male che non ha, a rimpinzarlo di farmaci e perseverare nell’errore, senza avvertirlo del pericolo dell’assuefazione, quando ormai è troppo tardi. A vegliare su Morfeo, Gadariel, l’amico di tutta la vita, l’angelo cattivo sempre al suo fianco. Ma è davvero cattivo o si è solo ribellato? Nonostante tutto gli rimarrà sempre vicino e lo accoglierà all’ombra delle sue piume. Morfeo ora è un uomo maturo e una biblioteca di veleni invade la sua vita; ha avuto un figlio, ma si aggira nelle nebbie della dipendenza e nella rabbia dell’ansia. Decide di iniziare la battaglia per venirne fuori ma l’insonnia diventa la sua ossessione, la paura lo assale ogni notte; alla fine, confuso, sofferente, è costretto a ricoverarsi. La stanza 412 diventa la sua casa, gli altri tre degenti i suoi compagni di viaggio. Il decrepito Narciso, l’intossicato Roby. Elpis, un altro angelo, vigila su tutti loro. Popolato di camici bianchi – il dottor Ossicino, il professor Poiana, lo psichiatra Orio – in costante equilibrio tra reale e surreale, questo è anche un libro contro lo strapotere della medicina in cui il lettore ritrova il sorriso graffiante e visionario di Benni. Una denunzia poetica e commossa dove il dolore si mette a nudo. (Fonte: Qlibri)

E’ un libro che va trattato con cura e letto con lentezza e riflessione, sapendo che è un romanzo sul dolore, quindi in alcune pagine è duro e fa male, colpendo l’anima e rasentando la poesia.
Stefano Benni ha affermato che è un libro che l’ha molto coinvolto, che l’ha messo dinanzi una scelta difficile: scrivere con l’ironia di sempre, nascondendosi dietro una maschera oppure essere sincero e rappresentare  il momento triste che viveva? La sincerità e un profondo viaggio interiore, lo hanno indirizzato verso un tono doloroso e intimo, perchè da sempre il suo motto è “Scrivere fino all’ultima goccia di sangue”, quindi non sarebbe mai riuscito a celare se stesso.
Questo libro parla di angeli e la particolarità è che sono interclassisti, perchè non sono i classici angeli della religione cattolica, ma sono terreni, vivono tra gli uomini e possono essere identificati in una persona, ma anche in una notizia, in un annuncio o in qualsiasi altra cosa riesca a portarci via dalla situazione negativa in cui ci troviamo. Naturalmente, l’angelo non arriverà sempre, altrimenti la sua venuta non sarebbe più meravigliosa, si dovrà esser pronti alla delusione oppure trovarne la presenza nell’assenza.
Quando si parla di dolore e sofferenza, la mente richiama subito immagini di malattie e ospedali e il libro è ambientato, appunto, in ospedali con tratti che riguardano aspre critiche alle multinazionali del farmaco.
Stefano Benni ha avuto l’occasione di collaborare con Medici senza Frontiere ed ha imparato tante cose, che ha poi inserito nel romanzo. Gli è stato spiegato che le multinazionali del farmaco non hanno come loro primo scopo la cura delle malattie, bensì il lucro, tant’è vero che quando alcuni paesi responsabili, come il Brasile o il Kenya, volevano creare dei medicinali per la cura dell’HIV, che sarebbero costati poco e disponibili per tutti, le multinazionali si opposero con il ricatto che non avrebbero più fatto entrare nei loro ospedali neanche un’aspirina. Questa è una delle tante battaglie nascoste tra gente senza scrupoli e medici leali.
(Questa storia mi ha molto incuriosita, mi informerò presto e ne scriverò un post).
Un’altra tematica importante presente nel libro è il licenziamento del padre del protagonista, l’arrivo della notizia e il modo di affrontarla. Anche per questo argomento Benni si è ispirato ai racconti dei suoi amici Pietro Perotti e Gianni Usai che nell’autunno del 1980 avevano condiviso, come operai Fiat, uno dei momenti più importanti nella vita della società italiana. Per 35 giorni la Fiat non aveva funzionato a causa di uno sciopero causato da una raffica di licenziamenti. Di questo episodio esiste anche un documentario, “Non mi basta mai”, per non dimenticare. Stefano benni ricorda che quando si parla di boom economico si pensa alla famiglia Agnelli, ma in realtà è stato anche grazie a tutti gli operai, accomunati da un destino duro.
Questo incontro con Benni ha confermato la sua figura di grande intellettuale, capace di dare un valido contributo alla nostra società. Sta già lavorando al prossimo libro, ma non ci ha voluto svelare molto, tranne il fatto che: “Non si guarisce mai dalla propria ombra”, che farà sempre parte di noi, quindi il suo modo di scrivere non sarà mai più solo ironico. Sarà un romanzo di ironia ed ombra…una felice invenzione.
Alla fine dell’incontro ci sono stati due momenti davvero emozionanti e capaci di toccare le corde dell’anima:
Oscar Buonamano, giornalista pubblicista e mediatore dell’incontro, ha letto un passo tratto dalle “Città Invisibili” di Italo Calvino, che come “La traccia dell’angelo”, evocano parole di attesa e speranza: L’inferno dei viventi non è qualcosa che sara’; se ce n’e’ uno e’ quello che e’ gia’ qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piu’. Il secondo e’ rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e che cosa, in mezzo all’inferno, non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio”
.
Mentre Stefano Benni ha letto la parte finale del 3° capitolo del suo nuovo libro, con intesità e coraggio, commuovendosi, abbracciato dall’applauso dei presenti: Portano via la mia vita dentro a due piccole valigie di cartone, pensava. Portano via i miei libri, i miei pochi vestiti, i quaderni scritti in lingua angelica e le mie macchie di sangue. Le mie medicine, i disegni, e le lettere che mi sono scritto da solo. Il mio solo bicchiere scheggiato, il mio coltello senza filo. Non possono portare via l’aria dentro alla quale ho volato”.
Finita la presentazione, Stefano Benni si è fermato a firmare autografi, fare fotografie, chiacchierare con chi gli faceva complimenti o gli chiedeva consigli. Un uomo dalla sensibilità innata, dall’umiltà  sincera e, come lui stesso si definisce, dalla vanità corta.

Ringrazio tutta l’organizzazione del Festival per questo incontro (da me desiderato da anni) e questa occasione di crescita.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

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