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Luca Sofri al 9° Festival delle Letterature dell’Adriatico: Un grande paese. L’Italia tra vent’anni e chi la cambierà

Il 9° Festival delle Letterature dell’Adriatico, che si è concluso domenica scorsa, mi ha dato l’occasione di ascoltare, capire ed incontrare mondi diversi o simili al mio, permettendomi di arricchire i miei punti di vista e alimentare la mia sete di conoscenza.
Quando Luca Sofri arriva all’Auditorium Petruzzi, già dal primo sguardo si intuisce che non ha nulla del giornalista fiero e impettito, dall’aria del “so tutto io del mondo”. Sembra più uno di famiglia, con il quale scambiare quattro chiacchiere e confrontarsi su varie tematiche.

Si accomoda dietro la scrivania, ma dalle prime parole si capisce che non pone distanza tra lui e noi che lo ascoltiamo. Il suo tono è familiare e colloquiale, ci spiega il suo punto di vista sull’Italia di oggi, riuscendo a non toccare argomenti triti e ritriti.
Nel suo libro, “Un grande paese”, di cui presto vi parlerò, Sofri indica una strada per trasformare l’Italia da qualcosa a cui siamo affezionati in qualcosa di cui essere orgogliosi. Partendo da un concetto che può sembrare banale, “fare ciò che è giusto e farlo bene”, si rimette ognuno di noi al centro del miglioramento del nostro paese, iniziando dal prendersi le proprie responsabilità. Il libro si apre con una citazione di Thomas Friedman: “Noi siamo i buoni, vediamo di dimostrarlo”
Sofri racconta che lo ha scritto per due ragioni fondamentali: per mettere insieme i vari scritti sparsi, su come l’Italia è diventata e per rivendicare un sentimento di appartenenza a qualcosa di buono, che non prenda riferimenti solo nel passato.
L’interesse stava nel capire se si potesse parlare del nostro paese con un linguaggio meno paludato, capire cos’è diventata l’Italia, perchè e soprattutto come la viviamo.
Un esempio che Sofri fa, e che secondo me è perfettamente calzante per far comprendere su quali ragionamenti è basata tutta la struttura del libro, è Il discorso di insediamento di Barack Obama.
Quella sera, molti di noi saranno stati davanti alla tv per ascoltare le parole di quell’uomo che rappresentava un grande evento storico mondiale. Un estratto sul quale Sofri si è soffermato a ragionare è:
“Miei concittadini,
sono qui oggi pieno di umiltà di fronte al compito che abbiamo di fronte, grato per la fiducia che mi avete dimostrato, conscio dei sacrifici compiuti dai nostri antenati. Ringrazio il presidente Bush per il suo servizio alla nostra nazione, come anche per la generosità e la cooperazione che ha dimostrato in questo periodo di transizione.
Quarantaquattro americani adesso hanno pronunciato il giuramento presidenziale, parole che sono state dette in tempi di prosperità e nelle acque tranquille della pace. Ma ogni tanto il giuramento è pronunciato in mezzo a nuvole che si addensano e a temporali furiosi. In questi momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla abilità e alla lungimiranza di chi la guidava ma perchè ‘Noi, il popolo’, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati, e fedeli ai nostri documenti fondatori. 
America. Di fronte ai nostri comuni pericoli, in questo inverno delle nostre fatiche, ricordiamoci queste parole senza tempo. Con speranza e coraggio, affrontiamo una volta ancora le correnti gelide, e sopportiamo le tempeste che verranno. Che i figli dei nostri figli possano dire che quando fummo messi alla prova non ci tirammo indietro né inciampammo; e con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio con noi, portammo avanti quel grande dono della libertà, e lo consegnammo intatto alle generazioni future.”
Naturalmente il discorso era molto più lungo, ma ciò che si sentiva, anche dal tono del nuovo presidente, era la fierezza dell’appartenenza agli Stati Uniti d’America. Un orgoglio basato, non solo sulle glorie del passato, ma anche sugli eventi del presente.
Semmai accadesse una cosa del genere in Italia, di cosa potremmo essere fieri? Solo di un passato, a cui siamo molto affezionati e legati, ma che ormai ci rappresenta poco.
Potremmo provare a fare una lista delle cose che ci rendono orgogliosi di essere italiani, oggi. L’esempio più recente sarà forse la vittoria dei Mondiali del 2006. Ed anche qui, Sofri ricorda che quando vincemmo i Mondiali del 1982, ciò che colpiva era l’immagine di un’Italia incredula di ciò che era accaduto e della semplicità dei festeggiamenti, ben lontani dalla pagliacciata fatta al Circo Massimo 5 anni fa. I tempi cambiano, ma a quanto pare non in meglio.
Il disastro italiano degli ultimi decenni si deve al fatto che le classi dirigenti hanno abbandonato la loro responsabilità di essere un esempio per la popolazione.
Per molto tempo si è pensato che chi ci governasse dovesse essere migliore di noi. Poi traditi nella fiducia di quella classe politica, abbiamo iniziato a votare chi fosse come noi, se non peggio, perchè convinti che almeno non ci potesse fregare.
E’ l’eccesso di egualitarismo che ci ha portato alla classe dirigente che avevamo e abbiamo tutt’ora.
Questi e tanti altri sono stati gli spunti di riflessione a cui mi ha portato l’incontro con Luca Sofri e mi hanno spinto a comprare il suo libro: Un grande paese. L’Italia tra vent’anni e chi la cambierà.
Lo leggerò e mi sentirete presto riparlare di lui.

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

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