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Maddalena Lonati, autrice de “L’Apostolo Sciagurato”

Intro: Maddalena Lonati è l’autrice de L’Apostolo Sciagurato, una raccolta-romanzo davvero intensa. Leggi l’intervista!

Questo libro è un viaggio d’amore attraverso racconti che sono legati tra loro da un filo conduttore: l’assenza.

L’Apostolo sciagurato” inizia così:

“Quello che ti chiedo è che la corporea passeggera assenza, non sia per noi dimenticanza, né fuga né mancanza: ma che sia per me possessione totale dell’anima lontana, eterna presenza.”

Queste parole di Pedro Salinas esprimono perfettamente quale sia il punto chiave di questo romanzo, l’assenza appunto, declinata negli ambiti più svariati, che accomuna tutti i racconti nati grazie ad una relazione tra Lui e Lei.
 
Infatti “L’Apostolo sciagurato” di Maddalena Lonati, appare a prima vista una raccolta di racconti, ma appena iniziata la lettura ci si rende conto che è una vera e propria storia, che si snoda attraverso i meandri dell’inconscio.

Il libro è incentrato sulla relazione tra Lei e Lui, di cui non sapremo mai i nomi: inizia con la descrizione del loro rapporto fuori da ogni convenzione, basato sull’imprevedibilità, fatto di giochi, sfide e curiosità dello scoprire nuovi modi di “sentire” e continua  nella sensazione di vuoto che aleggerà nei racconti successivi, scritti negli anni dell’assenza di Lui.
 
Perché Lei e Lui non hanno un nome? Lui ritornerà? Che cos’è che li lega così l’uno all’altra? Perché il loro rapporto è così speciale? Di cosa trattano gli altri racconti?
 
A queste domande potrà rispondere solo la lettura del libro, che vi consiglio vivamente. Per me è stato un colpo di fulmine, per tanti motivi, ma soprattutto per la sperimentazione stilistica, per la cura dei dettagli, per l’eleganza della scrittura e la profondità e l’intensità della descrizione di sentimenti, sensazioni ed emozioni.
 
Ho talmente amato questo libro che ho chiesto un’intervista alla sua autrice, Maddalena Lonati.
 
Il tuo libro viene definito una raccolta-romanzo, ci spieghi il perché?
E’ una raccolta di racconti che diviene romanzo perché tutte le storie sono collegate da un preciso filo conduttore, e tutti i racconti sono nati grazie alla particolare relazione erotica e cerebrale dei due protagonisti.

Lei, ormai plasmata dalla mente di Lui attraverso i vari giochi e le continue sfide per superare i propri limiti, inizia a scrivere i racconti durante l’assenza di Lui.

E’ un tributo doveroso che Lei fa a Lui per ringraziarlo di essersi potuta evolvere conoscendo molto più profondamente se stessa ed aver esplorato la propria complessità mentale.

Questo per quanto riguarda la trama. Per i fini pratici, invece, l’averlo suddiviso in racconti lo rende un libro di agevole lettura, si tratta di una struttura molto contemporanea idonea all’esiguo tempo che si riesce a dedicare giornalmente ai libri.

Vi è una sezione orizzontale che è quella che unisce tutti i racconti collegandoli fra di loro, ed una verticale, che rende finito e compiuto in se stesso ogni singolo racconto, un po’ come accade per gli episodi dei telefilm.
 
Il filo conduttore che accomuna tutti i racconti è l’assenza, come mai hai scelto proprio questa tematica?
Nell’epigrafe del libro vengono citati i versi della poesia “Eterna presenza” di Salinas. Era proprio questo il significato più profondo che desideravo conferire al romanzo: la passeggera corporea assenza deve diventare possessione totale, eterna presenza. Il rapporto così viscerale fra Lei e Lui, a tratti morboso, non può essere scalfito in alcun modo dalla sparizione dell’Apostolo sciagurato, tutt’altro. L’ossessione aumenterà in entrambi , e l’amore si evolverà nonostante la lontananza, perché Lui vivrà per sempre in Lei e viceversa. Eppure l’assenza, così dolorosa, andrà a permeare in modo inconscio tutto ciò che Lei scriverà durante quegli anni. Assenza declinata negli ambiti più svariati, ma che rappresenterà sempre il vuoto lasciato da Lui. Assenza che segnerà, nei modi più dissimili, le esistenze di tutti i personaggi che verranno creati dalla fantasia di Lei. Fantasia di Lei che ormai è divenuta un clone di Lui, sono l’uno la creazione dell’altro, l’uno lo specchio dell’altro, come nelle opere di Escher.
 
I protagonisti sono Lui e Lei e il lettore non scoprirà mai i loro nomi, perché questa scelta?
Non li ho voluti identificare con dei nomi per trasformarli quasi in simboli, volevo che fossero essenze di pensiero. Neppure Lei e Lui non conoscono i loro reciproci nomi, sono due entità, è una relazione fuori da ogni convenzione e sovrastruttura, i due possono realmente mettersi a nudo e sperimentare ogni fantasia senza essere ingabbiati dai vincoli della società. Durante la loro relazione, per certi versi così onirica, esplorano la potenza di ogni singolo senso e sanno amarsi senza riserve. Proprio grazie alla sensibilità acquisita, Lei riuscirà a scrivere i racconti analizzando la varietà dei tipi umani nei più disparati contesti.
La sparizione di Lui avviene proprio quando l’Apostolo sciagurato le rivela il suo nome, perché in quel momento Lui piomba nel tempo e nella realtà distruggendo, sebbene momentaneamente, la loro perfetta dimensione parallela.
 
Lui è l’Apostolo sciagurato, definizione che da anche il titolo al libro, ho capito il significato di apostolo da alcuni brani ma perché proprio il termine sciagurato? Ti va di spiegare ai lettori questo titolo?
E’ un titolo forse un po’ provocatorio, che vorrebbe cercare di attirare l’attenzione e farsi notare, ma non ha nulla di dissacrante, in realtà non sono contenuti riferimenti religiosi nel mio libro. L’apostolo  sciagurato è l’unica definizione che viene data a quel Lui senza nome, chiamato così sin dalle prime righe perché il tredicesimo giunto a quella cena che cambierà per sempre la vita di Lei, e soprattutto perché è colui che la condurrà a compiere il proprio destino. E’ proprio questo il ruolo dello sciagurato, farle conoscere profondamente se stessa e liberarla dalle convenzioni ma, donandole la conoscenza e la consapevolezza, portarla anche a dannarsi e soffrire perché non potrà mai più accontentarsi di nulla nella vita.
La sciagura inoltre non è rappresentata solo dalla sua assenza che scandirà il tempo di Lei negli anni successivi, ma anche dall’ossessione che Lui riuscirà a generare. Lei e Lui sono ossessionati l’uno dall’altra, è un’attrazione così totalizzante che è come se volessero fagocitarsi reciprocamente per divenire un tutt’uno, e questo rapporto così morboso genera sicuramente una sorta di prigionia. Eppure, paradossalmente, sono del tutto liberi di esprimere appieno se stessi e rivelarsi in ogni istante per ciò che sono davvero, senza mai censurarsi, senza mai porre freni o limiti ai propri desideri. E’ un’affinità elettiva così totalizzante che lascia spazio a tutto ciò che vogliono perché nulla può separarli, se non il loro eccessivo amore che li spaventa e diventa ingestibile.
 
Il rapporto tra i due è basato su un erotismo cerebrale, l’assenza che è però anche viva presenza. Come è vissuto questo legame?
Il vero erotismo è sempre altamente cerebrale, solo quando l’attrazione è vissuta nella complessità della miriade di sfaccettature possibili può divenire intrigante. Lei e Lui esplorano l’Eros all’interno di un forte legame d’amore, e quindi conoscono la forma più sublime, ma anche la più pericolosa, che l’attrazione può assumere. Si trovano idealmente sulla cima di una vetta, e quindi sull’orlo di un baratro.
Proprio grazie al loro perfetto sodalizio cerebrale, l’assenza corporea non potrà mai incrinare la loro unione né scalfire il loro amore, perché Lei e Lui sono ormai fusi in un unico essere; per questo, come citato nei versi di Salinas, la corporea passeggera assenza diviene per loro possessione totale dell’anima lontana, eterna presenza.
 
L’immagine che hai scelto per il libro è un’orchidea in origami. Io, avendo letto il libro so perché, lo sveliamo anche ai lettori?
L’orchidea realizzata in origami presente in copertina è stata scelta perché uno dei personaggi, Louis, un soggetto molto particolare che i lettori scopriranno e che si rivelerà essere qualcosa di profondamente diverso da ciò che appare, crea in continuazione origami mentre ascolta incantato una splendida donna cantare.
Inoltre l’orchidea è uno dei fiori che meglio rappresentano l’erotismo, elemento che sottilmente pervade il romanzo.
 
Nel libro dai molta importanza alla scoperta dell’uso dei sensi, a volte anche in modo inusuale e nuovo, rispetto alle tradizionali associazioni. Come nasce quest’idea?
Nasce dal mio stesso desiderio di comprendere appieno la realtà nella sua incantevole complessità senza accontentarmi né del senso primario ed invadente della vista, né tanto meno delle usuali e convenzionali associazioni di idee. E’ un mio modo di indagare ciò che mi circonda per capire più profondamente anche me stessa. Questa mia curiosità, forse amplificata, è stata trasmessa ai protagonisti che compiono così un intrigante viaggio attraverso i sensi con la finalità di giungere ad un più alto grado di consapevolezza. Credo che, soprattutto nella società contemporanea, vi sia spesso una desolante superficialità ed uno scarso desiderio di esplorare appieno le potenzialità di tutti e cinque i sensi, forse l’uso smodato della tecnologia ci ha resi meno recettivi verso i sensi più antichi.
 
C’è un racconto al quale ti senti più legata?
In realtà il mio legame con ciò che scrivo muta con il fluire del tempo, perché credo che il progredire della situazioni e lo stratificarsi delle emozioni vadano a cambiare anche il rapporto con quello che si crea. Inoltre provo stati d’animo molto diversi nei confronti dello stesso racconto nel momento in cui lo penso, in cui lo scrivo, ed in cui lo rileggo. Nonostante questo posso dire che ad esempio scrivere “Tatoo” sia stata un’esperienza abbastanza forte, perché cerco sempre di immedesimarmi al massimo in ciò che scrivo per trasferire al meglio le emozioni, quasi calandomi nella parte, e quella era una situazione piuttosto estrema anche se al contempo paradossale ed onirica.
In questo momento mi sento molto legata a “La voce”, mi è piaciuto creare quelle atmosfere così intense e soprattutto quei personaggi così particolari, anche perché amo stupire i lettori e credo di esserci riuscita.
 
In alcuni racconti ci sono dei titoli di romanzi famosi, scelta casuale o ogni libro ha un significato per la storia?
Ritengo che non ci debbano essere margini per la casualità in ciò che si crea, in nessun campo, ogni dettaglio andrebbe ponderato così che possa andare a costituire un ulteriore tassello nel puzzle che si sta formando. E’ importante la cura del particolare quanto quella dell’insieme, e così ogni titolo citato ha una precisa connotazione e funzionalità all’interno della storia, sottolinea un momento, amplifica un concetto, sottintende uno scenario.
Mentre scrivo dissemino dei piccoli indizi che se vengono colti possono dare maggiore spessore a ciò che si legge, ma se sfuggono non sono così rilevanti perché la struttura di base non viene intaccata, quindi vi possono essere vari livelli di lettura.
 
So che hai scritto un altro libro in precedenza, “Decadent Doll” e che ce ne sarà uno successivo, “In bianco e nero”, ti va di raccontarci di cosa parlano?
In “Decadent doll” la protagonista, a causa della schizofrenia, inizia un percorso di annullamento e si trova ad affrontare situazioni estreme, compresa la professione di escort. Lucrezia rifiuta e sentimenti e, con l’aggravarsi della malattia, si trasforma in un essere apparentemente privo di emotività. Vi è una ricerca compulsiva di risposte impossibili da ottenere nel sadomaso, nella cocaina, nella prostituzione, nella perversione, l’allontanamento dal mondo reale e la creazione di dimensioni parallele, e finalmente l’accettazione di sé grazie ad uno psichiatra ed all’amore di un uomo eccezionale che, con dolcezza ma determinazione, l’aiuta attraverso un doloroso cammino a riappropriarsi dell’autostima ridonandole la gioia di vivere.
Di “In bianco e nero”, che uscirà verso giugno, preferirei invece non dare grandi anticipazioni, limitandomi a dire che il filo conduttore del libro è rappresentato dall’erotismo e dall’arte nelle sue varie forme.
 
So che sei un’appassionata d’arte e di letteratura, c’è qualche artista o scrittore che ti ispira o che ami in particolar modo?
Grande fonte di ispirazione è sempre stata rappresentata dai Decadenti, che mi affascinano per la loro ricerca estenuante della bellezza e per gli esiti virtuosistici a cui la loro sperimentazione è approdata. Amo i versi evocativi dei poeti maledetti, Mallarmè, Rimbaud, Verlaine, Baudelaire, ma soprattutto i romanzi dei Decadenti: il delirio immaginifico di Huysmans, il cinismo ineguagliabile di Oscar Wilde, la musicalità di D’Annunzio. Credo che sia possibile trovare degli eccellenti spunti di riflessione fra le loro righe per poi rielaborare il tutto in uno stile ed una modalità più consona ai gusti dei lettori contemporanei.
Uno dei miei libri preferiti è però “ Lolita” di Nabokov, uno dei più straordinari romanzi che siano mai stati scritti. Nabokov rientra sicuramente fra i più grandi talenti del ‘900.
Per quanto riguarda i contemporanei, ho avuto il piacere di leggere dei capolavori che mi hanno aiutata nel mio percorso formativo e sono stati fonte di ispirazione, ad esempio “ Le confessioni di Max Tivoli” di Greer, “ Il profumo” di Suskind, “ L’amante” di Marguerite Duras, “ Il danno” di Josephine Hart. Trovo che questi romanzi, per quanto completamente diversi fra loro, siano accomunati da livello stilistico altissimo.
Per quanto riguarda l’arte, della quale mi occupo anche per recensire mostre, la mia predilezione è rivolta verso la pittura, in particolare dall’Impressionismo alle Avanguardie storiche, con una certa preferenza per la Secessione Viennese, soprattutto per Egon Schiele e la sua straordinaria tensione emotiva ed angoscia resa attraverso un’aggressiva distorsione figurativa della fisicità consunta del corpo.
Amo inoltre tantissimo Van Gogh per la sua incredibile potenza espressiva e la sua forza innovatrice e, risalendo più indietro nel tempo, ad esempio Goya con la sua consapevole tragicità.
In realtà sono molti gli artisti e gli scrittori che rappresentano per me un punto di riferimento, cerco di attingere da ogni opera un insegnamento per poter progredire in ciò che creo, perché non si può sperare di produrre qualcosa di valido se non grazie ad un attento e continuativo studio.
 
Infine un’ultima domanda, una mia curiosità: posso chiederti se “L’apostolo sciagurato” è un libro in cui c’è un po’ di te o se è completamente di fantasia?
Ritengo che per uno scrittore ci sia sempre qualche elemento autobiografico in ciò che produce. Non mi riferisco a reali fatti personali vissuti, perché quando si scrive è fondamentale inventare, creare, stravolgere la realtà e romanzarla, ma alle emozioni, alle sensazioni, che anche se sublimate devono essere state provate per renderle credibili e riversarle sulla pagina. La fantasia è fondamentale ed è importantissimo utilizzarla al meglio per costruire situazioni ed intrecci interessanti per il lettore, ma credo che debba essere supportata da una base di verità per rendere più plausibili le proprie parole, e la realtà alla quale mi riferisco è proprio quella emozionale. Bisogna conoscere e vivere a fondo le emozioni, analizzarle, per poi riportarle in tutta la complessità delle loro infinite sfaccettature. Scrivere delle sensazioni provate, anche se magari in ambiti diversi, permette inoltre di comprenderle meglio e sentirle in modo più viscerale, anche a distanza di tempo.
Non condivido la recente moda di spacciare gran parte della produzione attuale per autobiografica, ritengo che questa necessità del pubblico di credere sempre che le storie siano reali nasconda, neanche tanto celatamente, una certa dose di morbosità. E’ una mentalità distorta che si è sviluppata nel corso degli ultimi anni, ed è probabilmente il prodotto della moltiplicazione dei reality-show, oggigiorno la sottile linea di demarcazione fra vero e verosimile è divenuta davvero labile. Trovo del tutto irrilevante, tra l’altro, che una storia sia reale o inventata, credo che l’unica distinzione che ci debba essere fra i libri sia fra quelli scritti bene e quelli scritti male, il resto non ha importanza alcuna. 
 
Ti ringrazio per la tua disponibilità e vorrei chiederti se volessi aggiungere qualcos’altro.
 
Ringrazio te per l’opportunità di questa intervista. Vorrei aggiungere che il libro, edito da Robin Edizioni, è acquistabile in qualunque libreria o, in alternativa, su tutti i principali siti di vendita online.

Sara Daniele, copywriter, blogger, travel marketer. Laureata in Lingue e Letterature Straniere. Napoletana di origine e di indole, ho vissuto per due mesi a Londra e una parte del mio cuore è rimasta lì. Mi sento cittadina del mondo, ma l'odore del caffè mi riporta sempre a casa. Ho trovato la mia dimensione nel blogging e nei social media, perché uniscono le tre cose che più mi piacciono: le parole, le connessioni umane e la comunicazione.

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